Beatrice si racconta come una ragazza solare, genuina e divertente. Una persona capace di mettere energia nelle cose che fa e di far sentire a proprio agio chi ha davanti. Dietro questa parte aperta e sorridente, però, c’è anche un lato più profondo: Beatrice pensa molto, sente tanto e vive ogni esperienza con grande intensità.
Nella vita di tutti i giorni frequenta il liceo economico-sociale a Collegno. Le sue giornate sono piene: scuola, studio, allenamenti, partite, amici, famiglia e impegni personali. L’anno scorso ha anche rappresentato il suo istituto, aggiungendo nuove responsabilità a una routine già intensa. Non è sempre facile trovare spazio per tutto, ma quando qualcosa le interessa davvero cerca comunque il modo di farla entrare nella sua vita.
La pallavolo fa parte di lei da undici anni. È iniziata quasi per caso: da bambina era molto alta e, anche per il passato sportivo del padre, il primo sport a cui qualcuno aveva pensato era il basket. Lei ci ha provato, ma non si è mai davvero riconosciuta in quel mondo. Con la pallavolo, invece, è stato diverso. Oggi gioca in Serie D a Leinì e guarda al suo percorso con orgoglio.
Per Beatrice la pallavolo non è solo uno sport, ma una scuola personale. Passando gran parte della settimana in palestra, ha imparato disciplina, ascolto, collaborazione e responsabilità. In uno sport di squadra non basta essere bravi da soli: bisogna fidarsi, adattarsi, capire gli altri e trovare un equilibrio comune.
Uno dei passaggi più difficili è arrivato quando ha perso, a livello sportivo, un’allenatrice che per lei era stata una figura fondamentale. Una persona dura, ma capace di credere in lei e di aiutarla a migliorare. Quando quella figura è uscita dal suo percorso, Beatrice ha avuto la sensazione di dover ricominciare da zero. È stato uno di quei momenti in cui anche l’amore per qualcosa può diventare fragile.
C’è poi il rapporto con le aspettative. Beatrice è molto esigente con se stessa e tende a chiedersi sempre se avrebbe potuto fare di più.

Accanto alla pallavolo, da poco è arrivata anche la moda. Il percorso è iniziato a febbraio, quasi per gioco, insieme a una cara amica. Le due si sono iscritte a un casting per una sfilata e da lì sono arrivati contatti, nuove proposte e la curiosità di scoprire un ambiente diverso. Per Beatrice non è ancora una strada definita, ma qualcosa che le ha mostrato un mondo molto più grande di quanto immaginasse.
Tra le esperienze vissute c’è anche Miss Mondo, concorso che l’ha portata fino alla finale. Poi però il percorso si è interrotto per problemi organizzativi legati alla regione Piemonte e Valle d’Aosta. Per lei è stata una delusione forte: aveva cambiato programmi, investito energie e si era preparata per un obiettivo che sembrava vicino. Da quella situazione, però, è rimasta anche una consapevolezza importante: essere stata notata le ha dato la spinta per continuare a provarci.
Quello che l’ha sorpresa di più della moda è ciò che non si vede subito. Non solo passerella o fotografie, ma organizzazione, luci, fotografi, prove, backstage e persone. Le è rimasto soprattutto il lato umano: le amicizie nate dietro le quinte, i momenti condivisi, quella sensazione di far parte di qualcosa anche solo per una sera.

Per Beatrice sport e moda non sono mondi così lontani. In entrambi servono presenza mentale, rigore e capacità di restare lucidi quando tutti ti guardano. Una partita e una passerella, in fondo, hanno qualcosa in comune: devi esserci davvero, anche quando sei agitata.
Tra cinque anni non si immagina per forza con un obiettivo preciso già raggiunto. Preferisce pensarsi con più esperienze sulle spalle, più consapevole e capace di guardare la Beatrice di oggi con affetto.
Il colore che rappresenta questa fase della sua vita è l’arancione: un colore meno scontato, spesso dimenticato, ma formato da tante sfumature diverse. Il fiore è la peonia, scelta per la sua bellezza. Il messaggio che lascia a chi leggerà la sua storia è di godersi ogni esperienza fino in fondo, senza avere troppa paura del domani, trasformando le possibilità in ricordi.



