Alice ha 23 anni e si racconta con una sincerità rara. È una ragazza solare, diretta, ironica, a volte un po' permalosa come dice lei stessa, ma soprattutto molto umana. Anche quando attraversa periodi complicati, cerca di non perdere il sorriso: per lei sorridere agli altri è quasi un gesto di cura, un modo semplice per alleggerire la giornata di qualcuno.

Dietro questa parte spontanea e divertente, però, c'è anche una ragazza che ha imparato presto a cavarsela. Dopo le superiori in Scienze Umane, Alice ha iniziato a lavorare e a 19 anni è andata a vivere da sola, spinta da un forte bisogno di indipendenza. Avere i propri spazi, gestire la propria casa e costruirsi una vita autonoma per lei non è mai stato solo un capriccio, ma un modo per sentirsi libera e responsabile della propria strada.

Oggi sta cercando di rimettere ordine nel proprio percorso e vorrebbe tornare a studiare per lavorare nell'ambito della riabilitazione psichiatrica e sociale. Il suo sogno, infatti, è aiutare chi ha più bisogno. In passato ha lavorato anche come dialogatrice per Telethon, informando le persone e cercando sostenitori per iniziative solidali. È un lato che torna spesso nel suo racconto: Alice si definisce altruista, forse anche troppo, perché tende a pensare agli altri prima che a sé stessa.

Questa sensibilità nasce anche dal suo modo di vivere i rapporti. Alice dà tanto, ma non sempre lascia vedere tutto. A primo impatto può sembrare dura, quasi distante, ma spesso è una forma di autodifesa. La parte più dolce, le insicurezze e le domande che si porta dentro le mostra solo a poche persone. È come se avesse imparato a proteggersi, pur restando una persona capace di affezionarsi profondamente.

Immagine dell'articolo Alice, la forza di ricominciare: tra indipendenza, shooting e voglia di aiutare gli altri

Il mondo degli shooting è arrivato quasi per caso, in un periodo delicato della sua vita. Durante un raduno automobilistico benefico a Torino, organizzato anche a sostegno di Casa UGI, un fotografo la nota mentre sta facendo alcune foto con suo fratello gemello. Da lì nasce il primo contatto, poi il primo shooting, e piano piano altri fotografi iniziano a scriverle.

Alice però non ama definirsi “modella”. Preferisce dire di essere una ragazza che scatta. Per lei, almeno all'inizio, non era una questione di carriera o fama, ma qualcosa da fare per sé stessa. Prepararsi, uscire, sentirsi sistemata, stare davanti a un obiettivo: tutto questo l'ha aiutata a distrarsi, a rimettersi in movimento e a ritrovare un pezzo di leggerezza.

Il suo percorso non è stato lineare. Ha provato anche il mondo dei concorsi, ma ha capito presto che non era il contesto più adatto a lei in quel momento. Il confronto con le altre ragazze, i tacchi, la passerella, il giudizio e l'ansia l'hanno portata ad allontanarsi da quel tipo di ambiente. Gli shooting, invece, restano il suo spazio più naturale: un luogo in cui può interpretare, cambiare, giocare con l'immagine e raccontare qualcosa senza dover per forza spiegare tutto.

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Negli ultimi mesi Alice sta vivendo una fase di ripartenza. Una relazione importante si è chiusa, ma senza cancellare ciò che c'è stato di bello. Anche questo fa parte del suo modo di vedere la vita: riconoscere il valore delle persone, anche quando le strade cambiano. Nel frattempo è arrivato Kian, un gattino piccolissimo trovato abbandonato, che oggi ha bisogno di cure continue. Per Alice è diventato un piccolo motivo in più per restare presente, occuparsi di qualcuno e, in qualche modo, anche di sé stessa.

Il fiore che la rappresenta è la margherita rosa, legata al ricordo e all'affetto per sua nonna. La frase che vorrebbe lasciare a chi leggerà la sua storia è semplice ma potente: la vita può avere alti e bassi, ma non bisogna arrendersi. Se lo si vuole davvero, una rinascita è sempre possibile.