Giulia viene da un piccolo paese in provincia di Salerno, una realtà di circa mille persone che per lei è casa, ma che nel tempo ha iniziato a starle stretta. Sua madre è di Roma, suo padre di Salerno, e forse anche per questo si è sempre sentita un po’ “fuori” rispetto al paese in cui è cresciuta: legata alle sue radici, ma con il desiderio costante di vedere altro.

Frequenta il liceo classico e sta per iniziare l’ultimo anno. Una scelta fatta con convinzione fin da bambina, senza un vero piano B. Per Giulia il classico non è solo una scuola difficile, ma un luogo che ha alimentato la sua sete di conoscenza. Letteratura greca, latina, filosofia e teatro antico le hanno permesso di avvicinarsi a mondi lontani, ma ancora capaci di parlare al presente.

Accanto allo studio, una delle sue passioni più grandi è sempre stata la recitazione. Fa teatro da quando era bambina e lo considera uno dei percorsi che l’hanno formata di più. Con la scuola ha partecipato più volte a concorsi teatrali a Siracusa, portando in scena opere come Medea, Elettra ed Edipo Re, spesso anche da protagonista. Un’esperienza che le ha dato voce, presenza e sicurezza nel raccontarsi davanti agli altri.

Immagine dell'articolo Giulia, dal piccolo paese al Texas: il coraggio di vivere fuori dagli schemi

Il punto di svolta, però, è arrivato con l’anno all’estero. Durante il quarto anno di liceo, Giulia è partita per gli Stati Uniti e ha vissuto undici mesi in Texas, vicino Dallas. Ha frequentato una high school americana, vissuto con una host family e condiviso la quotidianità con un’altra exchange student brasiliana, diventata per lei come una sorella.

Quell’anno ha avuto il sapore del sogno americano: partite di football e hockey, prom, homecoming, feste, viaggi, nuove amicizie e una vita costruita da zero in un continente diverso. Giulia racconta che per lei esiste un prima e un dopo l’America. Non perché tutto sia stato semplice, ma perché quell’esperienza l’ha costretta a mettersi in gioco davvero.

Il primo mese è stato il più incerto: una lingua diversa, una scuola nuova, nessun amico stretto e la sensazione di dover trovare il proprio posto. Poi, giorno dopo giorno, ha imparato ad adattarsi, a fare il primo passo, a sedersi a un tavolo con ragazze sconosciute che sarebbero diventate amiche importanti. Anche l’ultimo mese è stato difficile, ma per un motivo opposto: lasciare una vita che ormai sentiva sua.

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L’America ha rafforzato anche il suo legame con il cinema. Durante i viaggi negli Stati Uniti ha visitato Los Angeles e luoghi legati all’industria cinematografica, toccando con mano un mondo che l’ha sempre affascinata. Da una parte sogna la recitazione, magari proprio in America; dall’altra sente forte il desiderio di studiare relazioni internazionali e lavorare un giorno in contesti umanitari.

Questa sensibilità nasce anche dai viaggi fatti con la famiglia. Giulia ha visto Paesi, culture e situazioni molto diverse, alcune difficili da dimenticare. Da lì nasce il pensiero che non tutti, pur avendo capacità e desideri, abbiano le stesse possibilità. Per questo l’idea di aiutare chi vive situazioni di guerra, povertà o ingiustizia resta una parte centrale del modo in cui immagina il futuro.

Tra cinque anni si vede lontana dall’Italia, forse in Nord Europa, Canada o Stati Uniti, impegnata a studiare, viaggiare e continuare a recitare. Non vuole scegliere per forza una vita già scritta: preferisce seguire ciò che sente davvero.

I colori che rappresentano questa fase sono il verde, legato alla speranza, e i toni caldi dell’arancione e del rosso, simboli di energia e nuovo inizio. Il fiore che sente più vicino non è uno famoso, ma uno di quei piccoli fiori ai bordi della strada: semplici, spesso ignorati, ma pieni di bellezza. Il messaggio che lascia è di vivere la vita che si desidera, fuori dagli schemi e dalle pressioni degli altri, perché quando qualcosa nasce davvero da dentro, forse è già una risposta.