La fotografia è arrivata quasi per caso. All'inizio c'era un'amica che amava scattare foto e che, poco alla volta, l'ha convinta a passare dall'altra parte dell'obiettivo. Per Nadia non era scontato. Racconta che per molto tempo non si è sentita a proprio agio con il suo aspetto e che persino guardarsi allo specchio poteva essere difficile. Pubblicare le prime foto sui social diventa così qualcosa di più di un semplice passatempo. È un modo per esporsi, prendere sicurezza e iniziare a vedersi in maniera diversa.

Il primo vero shooting, però, non va come sperato. Nadia racconta di essersi trovata in una situazione in cui le sono state proposte fotografie che non voleva realizzare. Un'esperienza che avrebbe potuto convincerla a smettere subito. Ha scelto invece di dare una seconda possibilità a quel mondo. Con il tempo ha conosciuto altri fotografi, costruito rapporti di fiducia e imparato soprattutto a stabilire i propri limiti. Oggi osserva con attenzione il lavoro di chi la contatta prima di accettare uno shooting e, quando altre ragazze le chiedono consigli per iniziare, preferisce indirizzarle verso persone che conosce e di cui si fida. “Se dico che certe foto non voglio farle, quella scelta deve essere rispettata.” È forse qui che il suo percorso diventa più interessante. Nadia non parla della fotografia soltanto come immagine o visibilità, ma come uno strumento che l'ha aiutata a uscire da un periodo in cui si sentiva molto più chiusa. Durante gli anni della scuola racconta di aver vissuto momenti di isolamento e di essersi sentita esclusa. In questo contesto, i social hanno avuto per lei un ruolo quasi opposto rispetto alla narrazione più comune: invece di aumentare la distanza dagli altri, le hanno permesso di conoscere persone nuove, creare legami e sentirsi sostenuta. Il supporto ricevuto, soprattutto da altre ragazze, è una delle cose che ricorda con più soddisfazione. “Non sono in competizione con le altre. Magari sono in competizione con me stessa.”

Parallelamente alla fotografia, Nadia si è avvicinata anche al trading. Un interesse nato dalla curiosità per i grafici, lo studio e la gestione delle emozioni, ma accompagnato anche da esperienze difficili e perdite economiche. Oggi ammette di avere un rapporto più complicato con quel mondo e di sentire il bisogno di viverlo con maggiore distanza. Anche la fotografia, nel frattempo, ha cambiato significato. All'inizio immaginava di poter arrivare a collaborare con brand e trasformarla in qualcosa di più grande; oggi non esclude che possa rimanere un hobby. Non sembra viverlo come una sconfitta, ma come parte di un percorso ancora aperto. Quando le chiediamo quale fiore potrebbe rappresentarla, sceglie una rosa blu. Il blu è il suo colore preferito e la rosa, semplicemente, qualcosa che le piace. Forse è una risposta più precisa di quanto sembri: qualcosa di raro, non perfettamente definito, che continua a cercare il proprio spazio. Alla fine lascia una frase semplice: “Ascolta te stesso e il tuo cuore. È meglio averci provato che rimanere con il rimpianto di non averlo fatto.”



