Camilla Menichini ha 19 anni e frequenta il secondo anno di Ingegneria Gestionale all’Università degli Studi di Brescia. A prima vista, il suo percorso sembra lontano dal mondo della moda. In realtà, quella passione c’è sempre stata.

Da bambina sognava di fare la modella, sfilare e lavorare nel fashion system. Oggi, mentre studia per costruire una carriera più tradizionale, quel sogno ha iniziato lentamente a prendere forma.

«Se mi metto in testa un obiettivo, è difficile farmi cambiare idea.»

Camilla si descrive come estroversa, espansiva, determinata e molto empatica. Ma dietro questa parte visibile ammette di avere anche un lato più fragile, che tende a proteggere. Il suo percorso, del resto, è sempre stato poco convenzionale.

Dopo le medie sceglie un liceo classico quadriennale, terminandolo con un anno di anticipo rispetto ai coetanei. Inizialmente pensa a Medicina, poi cambia completamente direzione. Le materie scientifiche, la voglia di leadership e il desiderio di avere più possibilità professionali la portano verso Ingegneria Gestionale.

Parallelamente, però, la moda continua a rimanere lì. Tutto cambia dopo i 18 anni, quando viene contattata per partecipare a Miss Reginetta d’Italia. Camilla accetta quasi senza aspettative. Va da sola, semplicemente per provare qualcosa di diverso. Poi supera la fase provinciale, quella regionale e arriva fino alla finale regionale di Cantù.

Immagine dell'articolo Camilla Menichini: fiorire anche quando il terreno è difficile

La sorpresa più grande non è soltanto il risultato. Sono le persone: fotografi, truccatori, parrucchieri, ragazze conosciute durante il percorso. Per una persona che ama fare nuove conoscenze, quel mondo diventa anche un’occasione per uscire dalla propria routine.

Ma Camilla non idealizza il settore. Accanto alle opportunità vede anche competizione, tensioni e atteggiamenti poco sani. «A volte manca la voglia di crescere insieme.»

Il rapporto con la moda, per lei, ha anche un significato più profondo. Quando aveva 13 anni, Camilla ha affrontato un periodo molto difficile legato all’anoressia nervosa. È stata anche questa esperienza a rendere inizialmente i suoi genitori molto prudenti rispetto al mondo della moda, spesso associato a canoni estetici estremi e a forti pressioni sull’immagine. Camilla ha quindi scelto di entrarci gradualmente, una volta cresciuta e con maggiore consapevolezza.

Oggi il rapporto con il giudizio rimane complesso. Le critiche costruttive, anche quando fanno male, cerca di ascoltarle. Quelle che arrivano da persone che non conoscono né lei né la sua storia, invece, preferisce lasciarle andare. La vera pressione arriva soprattutto da se stessa.

Camilla si definisce perfezionista: quando non raggiunge il risultato che si era prefissata, tende a vivere una forte frustrazione. Poi, però, analizza ciò che è successo e riparte. È forse proprio questa la parte più interessante del suo carattere: non l’assenza della paura, ma la scelta di provarci comunque.

«Il fatto stesso di dire “io sono qui e me la posso giocare” mi dà coraggio. Preferisco rischiare una figuraccia piuttosto che tirarmi indietro.»

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Nel futuro immagina due strade che non vuole necessariamente separare. Da una parte ci sono la laurea, il marketing, la consulenza e magari una carriera in una grande azienda. Dall’altra, il sogno della moda. Un giorno le piacerebbe sfilare per grandi brand e arrivare alla Milano Fashion Week. Non vuole ancora scegliere tra le due cose: vuole provare a farle convivere.

Quando le chiediamo quale fiore potrebbe rappresentare il suo percorso, Camilla sceglie la stella alpina. Un fiore che cresce tra le rocce, in condizioni difficili, ma che riesce comunque a fiorire. È probabilmente l’immagine più precisa della sua storia.

Se invece dovesse scegliere un colore per raccontare il presente, sarebbe il rosa: femminile, legato alla cura di sé, ma soprattutto capace di avere tante sfumature diverse. Come lei.

E alla fine, Camilla lascia una frase che porta anche tatuata sul braccio e che per lei ha un significato molto personale: «Credi al sole anche quando piove.»